Libri digitali scolastici: e i diritti d’autore?

9 Ottobre 2008

Di riffa o di raffa (ma che significa?), il libro di testo digitale entrerà a far parte degli strumenti didattici, come prescrive l’art. 15 del decreto legge n.112 del 25 giugno 2008.

Le discussioni fra detrattori e entusiasti del libro elettronico si sprecano, non sono sempre sensate e in alcuni casi è evidente che soprattutto fra i detrattori non si conosce questo strumento, che ancora oggi viene immaginato come la versione elettronica di un documento a stampa, una specie di raccolta di fotocopie digitali da stampare comunque e obbligatoriamente su carta.

Basterebbe provare ad utilizzare davvero un libro elettronico, soprattutto in ambito scolastico o di studio, per capire al volo che la flessibilità di una versione elettronica è immensamente superiore a quella di un qualsiasi libro “di carta”. Per esempio, le funzioni di ricerca permettono di eseguire richerche su uno o più “libri” (è giusto chiamarli così?) per lemmi, corrispondenze esatte o qualsiasi, parole intere, radici, segnalibri, commenti… qualsiasi sommario o indice analitico viene stracciato.

È possibile inserire annotazioni, segnalibri, allegati, collegamenti… altro che orecchie sulle pagine o distruttive evidenziazioni sulla carta.

Poi, se mi serve, posso stampare le parti necessarie. Soltanto quelle.

Ma mi sembra inutile elencare tutte queste caratteristiche, sono talmente evidenti se soltanto si prova una volta ad usare un e-book che non ne vale la pena.

Invece, è vero l’argomento protezione dei diritti d’autore, nel senso che esiste. Però, nel caso dell’editoria scolastica, non è un granché rilevante, come ben spiega Noa nel suo post “Il falso problema della pirateria”.

Quindi, dov’è il mostro? Che cosa fa paura tanto da aver indotto in sede di discussione diversi deputati ed onorevoli (della sinistra…) a scagliarsi contro l’art. 15 del decreto citato inizialmente?

Intanto, che farà il Ministero per la Pubblica Istruzione? Perché d’accordo la finanziaria chiede agli editori di produrre questi libri elettronici, ma come devono essere fatti? Al punto 3 dell’art. 15 del decreto citato, si dice che “Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sono determinati:

a) le caratteristiche tecniche dei libri di testo nella versione a stampa, anche al fine di assicurarne il contenimento del peso;

b) le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nelle versioni on line e mista;”

Sono andato sulla home del sito del MIUR (sarebbe della Pubblica Istruzione, ma la pagina si chiama home | MIUR), ma non sono riuscito a trovare un Cerca, perché mi piacerebbe sapere se c’è qualche novità al riguardo, quali sono le “caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nelle versioni on line”. Voi trovate un Cerca nella home? Vorrei cercare informazioni sui libri scolastici elettronici…

Accessibilità delle tabelle nei PDF

4 Ottobre 2008

Una recente domanda sulla lista Webaccessibile mi offre lo spunto per una piccola spiegazione su un oggetto piuttosto sconosciuto anche se molto usato, le tabelle. Sconosciuto nel senso che le tabelle vengono utilizzate con gli scopi più vari, anche molto diversi dal loro originale scopo, intabellare dati, e non si pensa mai alla loro accessibilità.

La domanda era questa:

Sono alle prese con un'ottimizzazione di tabelle create in Word,
ma trasformando in PDF le tabelle sono incomprensibili.
La particolarità delle tabelle è che sono tabelle/matrici
diciamo "visive" nel senso che le celle sono colorate in modo
diverso ad esempio:

Legenda
-----------------                             ----------------
|   rosso     |    Presente           | verde       |        Assente
-----------------                             ----------------

------------------------------------------------------------------
|    Prodotto   |   nitriti  |   sodio    |  caffeina  |  potassio |
------------------------------------------------------------------
|    Caffè      |   verde    |   verde    |  rosso     |   verde   |
--------------------------------------------------------------------
|    Sale       |   verde    |   rosso    |  verde     |   rosso   |
--------------------------------------------------------------------
|    Zucchero   |   rosso    |   verde    |  verde     |   verde   |
------------------------------------------------------------------

Eseguendo la lettura integrata da Acrobat, la tabella viene letta
riga per riga senza leggere ovviamente il colore della cella,
una cosa tipo:
Prodotto, nitriti, sodio, caffeina, potassio, caffè, sale, zucchero.

Come si può rappresentare al meglio questo tipo di
tabella/matrice in modo che la lettura sia simile a:
Prodotto: caffè, nitriti assente (o verde), sodio assente,
caffeina presente, potassio assente Prodotto: sale,
nitriti assente ecc.?

Riguardo l’accessibilità, c’è un evidente errore di progettazione poiché lo stato Sì/No viene indicato esclusivamente con i colori (rosso: presente, verde: assente). E come farà chi i colori non li vede o li vede alterati? E cosa potrà mai leggere uno screen reader? Il colore di una cella?

Inoltre, un altro errore è pensare di utilizzare per i test di una tabella la funzione Leggi a voce alta di Acrobat. La funzione non sostituisce le complesse opzioni di uno screen reader, e non è possibile leggere la tabella ricorrendo ai tasti  di navigazione come si fa, per esempio con Jaws.

In ogni caso, sarà necessario introdurre nella tabella le necessarie informazioni testuali, ora mancanti, preservando i colori di sfondo. Ammettendo che no significhi assente (verde) e sì presente (rosso), la tabella avrebbe una struttura simile a questa:

--------------------------------------------------------------------------
|    Prodotto     |   nitriti  |   sodio    |  caffeina  |  potassio     |
--------------------------------------------------------------------------
|    Caffè        |      no    |      no    |     sì     |      no       |
--------------------------------------------------------------------------
|    Sale         |      no    |      sì    |     no     |      sì       |
--------------------------------------------------------------------------
|    Zucchero     |      sì    |      no    |     no     |      no       |
--------------------------------------------------------------------------

Ovvero:
tabella di esempio

Senza pretesa di stile. Meglio partire col piede giusto, quindi in Word selezionare la tabella e impostare la larghezza delle colonne in % invece che in pixel: selezionare la tabella, Tabella > Proprietà tabella > scheda Colonna e impostare le dimensioni in percentuale (clic sull’elenco a discesa Unità di misura) in modo che la tabella se sottoposta a ingrandimento in Acrobat con la funzione Ridisponi attiva si ingrandisca senza produrre la comparsa della barra di scorrimento orizzontale.

Word non permette di definire colonne come intestazioni di righe, ma di determinare quali siano le intestazioni delle colonne sì: selezionare la prima riga e nella scheda Riga della finestra di dialogo Proprietà tabella clic sulla casella di controllo Ripeti come riga di intestazione in ogni pagina. Quando verrà creato il PDF, quella riga della tabella possiederà una sezione THead che contiene gli elementi TH.

La tabella è pronta, clic su Adobe PDF > Converti in Adobe PDF per creare il file.

Il risultato sarà questo:

Il pannello Tag mostra la struttura della tabella

Però, anche se la sezione THead è presente, Leggi a voce alta leggerà la tabella partendo dalla cella in alto a sinistra e procedendo verso destra passerà alle righe successive fino ad arrivare alla cella in basso a destra.

Ben diverso risultato si ottiene con Jaws. Basta usare i tasti Ctrl+Alt+Frecce per sentirsi leggere intestazioni e contenuto delle celle, compresa la posizione del cursore o Ctrl+Alt+Numpad5 per le informazioni relative alla cella corrente (riferirsi alla guida di Jaws per tutti i tasti disponibili).

Possiamo migliorare l’accessibilità della tabella? Certo, magari aggiungendo Titolo e Testo alternativo al tag Table in Acrobat. Clic destro sul tag Table, selezionare Proprietà nel menu contestuale e aggiungere le informazioni relative a Titolo e Testo alternativo.

Aggiunta di title e testo alternativo alla tabella

Finito? No, volendo si può rifinire la tabella definendo le intestazioni di riga della colonna 1.

Aprire il pannello Ritocco ordine di lettura (Pannello Ordine > Opzioni > Mostra pannello ordine di lettura). Clic destro sulla tabella, selezionare Inspector tabella.

Clic sulla cella Caffè, per esempio, e definire Funzione (Cella di intestazione) e Portata (nel nostro caso, Riga). Ora per la colonna 1 la lettura sarà: Prodotto-Caffè, e così via.

definire funzione e portata di una cella
Le modifiche effettuate saranno visibili nel pannello Tag.

Web 3.0, o World Wide Wait?

1 Ottobre 2008

Mentre in molti ancora ci si interroga su cosa sia il Web 2.0, l’Unione Europea per bocca di Viviane Reding, Commissario Europeo per la Società dell’Informazione e i Media, lancia una consultazione sul Web 3.0, o “Internet of Things”.

Praticamente, “Gli utenti del futuro saranno sempre connessi, impegnati in nuovi servizi, applicazioni ed attività, basate su aggregatori sociali o a carattere professionale. Ma per garantire supporto e affidabilità a reti veloci e sempre attive, è necessario rivoluzionare il Web: nascerà così il Web 3.0”.

Cioè, sempre Web 1.0 che pian piano si realizza… ma che bisogno c’è di inventarsi etichette per ogni, mi si passi il termine, stronzata? Di che rivoluzione si tratterebbe? A me francamente sfugge.

Finché qualche “markettaro” si inventa cose buffe come il Web 2.0 passi, ma addirittura la U.E. no, dai.

E via così, di sproloquio in sproloquio. Era il 1997, e Tim Berners-Lee diceva:

The world is a world of human beings, as it was before, but the power of our actions is again increased. The Web already increases the power of our writings, making them accessible to huge numbers of people and allowing us to draw on any part of the global information base by a simple hypertext link. Now we image the world of people with active machines forming part of the infrastructure. We only have to express a request for bids, or make a bid, and machines will turn a small profit matching the two. Search engines, from looking for pages containing interesting words, will start indexes of assertions that might be useful for answering questions or finding justifications. (Realising the Full Potential of the Web, 1997)

Cioè, undici anni dopo stiamo ancora aspettando che si realizzi il Web .0, altro che Web 3.0, 5 o quel che sarà.

Vale certamente la pena di rileggere un vecchio articolo di Zeldman, ora da rivedere per il necessario aggiornamento di versione, sul cosidetto Web 2.0 (disponibile anche in italiano grazie a Luca Rosati).

All’inizio tollerai il dolore modificando mentalmente la famosa scena di Io e Annie.

LUI: “Tengo un seminario sui venture capitalist, quindi credo che le mie osservazioni sull’XML abbiano un grande valore”.
IO: “Oh, davvero? Perché caso vuole che abbia il signor Bray proprio qui”.
Dopo mi sono mangiato le mani. A un certo punto, in una specie di stato febbrile, potrei aver emesso un rantolo. Grazie a Dio, alla fine le luci si sono abbassate e i veri speaker sono riusciti a salvare la serata.

Ma l’asino, di cui avevo sopportato il ragliare, mi aveva lasciato la bocca amara.

World Wide Web Foundation

29 Settembre 2008

A metà settembre Tim Berners-Lee ha annunciato la nascita della “World Wide Web Foundation”, una fondazione che ha come scopo principale

  • to advance One Web that is free and open,
  • to expand the Web’s capability and robustness,
  • and to extend the Web’s benefits to all people on the planet.

The Web as humanity connected by technology”. Certo che ne pensa tante il Berners-Lee, e tante ne fa.

a list apartSu A List Apart, Molly E. Holzschlag si interroga sul W3C e gli standard, con tono secondo me un po’ lamentoso un po’ offeso, lanciandosi nell’ennesima, inutile, sterile analisi su W3C, standard, torri d’avorio, strani gruppi combattenti, di tutto un po’. Per arrivare alle solite, noiose domande (mai una risposta): serve ancora il W3C? Come dovrebbe cambiare il W3C? Che cos’è il W3C? Tira in ballo iniziative di peso pari allo zero come WCAG Samurai, o oltremodo confusionarie come WHATWG/HTML5, come se esistesse un possibile paragone fra queste iniziative e il W3C. Tutto per arrivare a una conclusione che vabbè, è bella ma esposta in quel contesto significa poco o nulla: quello che vorremmo è “an accessible, interoperable web for all”. Ok, ok, già sentita. E soprattutto, presentando le cose come se la World Wide Web Foundation rappresentasse un modello alternativo e migliore di quello del W3C. Come paragonare un tavolo a una banana, la stessa cosa.

Francamente, trovo che ci sia un abisso fra i 5 milioni di dollari che la John S. and James L. Knight Foundation ha donato alla World Wide Web Foundation (gran bel fatto concreto) e le chiacchiere che da anni accompagnano alcune discussioni sugli standard.

Che noia che barba. E dire che basterebbe, come al solito, leggere le F.A.Q. per non inventarsi le solite, stucchevoli, fantasie perverse.

Certamente, quando sarà il momento, diventerò un “Friend of the Web”.

SEO e accessibilità

18 Settembre 2008

googlespyMi è capitato di leggere su un blog, Tagliablog, un articolo intitolato “Siti accessibili…ai daltonici?” dove l’autore (una persona che si occupa di “Web Marketing e della pubblicità online, anche nelle aree SEO/posizionamento (Search Engine Optimization) e SEM (Search Engine Marketing)” si pone alcune domande riflettendo sulla propria daltonicità e la sua esperienza di navigazione.

Alla fine delle sue considerazioni, l’autore conclude dicendo:

Molto semplicemente, chi progetta siti web dovrebbe prima dare un’occhiata al Colorblind Web Page Filter, e magari anche alla Ruota dei colori accessibili di Giacomo Mazzocato.

E dovrebbe anche ricordarsi che i daltonici sul web non sono poi così pochi come ci si immagina… se anche tu lo sei, esci allo scoperto e commenta!

A chi si occupa di accessibilità scappa un sorriso, ed è inevitabile pensare “te l’avevo detto”. Però, viene anche da consigliare una migliore lettura di qualche documento sull’accessibilità, gli standard, sul problema contrasto colori e l’uso di qualche utility più aggiornata.

Il problema è ben più vasto e complesso, e penso che valga la pena impiegare un po’ del proprio tempo navigando il Web con attivo VIS (Visual Impairment Simulator)1 per rendersi conto che il pubblico perso a causa di un design che non tiene conto di tutti i possibili utenti è ben più elevato di quello che si può immaginare (e per chi usa Mac, Andrea Gandino segnala l’utility Sim Daltonism). Il mio invito è di pensare a questi aspetti del design proprio in termini di mancato business, non con l’atteggiamento “ma sì, dai, pensiamo anche ai disabili che andrò in paradiso”.

L’accessibilità e gli standard, oltre a rendere il Web un ambiente migliore, sono anche un’occasione di guadagno, non lo sapevate? Se ne sono accorti in tutto il mondo tranne che in Italia, dove invece l’accessibilità è alternativamente o una cosa da guru o da assistenza sociale. Tutto legittimo, ma fondamentalmente sbagliato. Che senso hanno tutti i discorsi dei SEO se manco tengono conto di quello che chiede Google? Perché Google è anni che dice ai tecnici cose come “Utilizza un browser di testo come Lynx per esaminare il tuo sito”, oppure “Assicurati che i tag TITLE e gli attributi ALT siano descrittivi e precisi”, “verifica la correttezza del codice HMTL”, “Progetta un sito con gerarchia e link testuali comprensibili. Ogni pagina dovrà essere raggiungibile da almeno un link testuale statico”, “Prova ad utilizzare del testo anziché immagini per visualizzare nomi, contenuti o link importanti. Il crawler di Google non riconosce il testo contenuto nelle immagini”, e così via.

Ti consigliamo di attenerti a queste istruzioni affinché Google trovi, indicizzi e classifichi il tuo sito”.

Lo dice Google, non qualche scalmanato di standard e/o accessibilità.

Cose analoghe le ripete Yahoo: “Keep relevant text and links in HTML. Placing them in graphics or image maps means search engines can’t always search for the text, and the crawler can’t follow links to your site’s other pages”, “Use ALT text for graphics. It’s good page design to accommodate text browsers or visually impaired visitors, and it helps improve the text content of your page for search purposes”. Addirittura sono a rischio di ban le pagine che “Sites that use excessive pop-ups, install malware (i.e. spyware, viruses, trojans), or interfering with user navigation”. E sì, i pop-up non sono una bella idea, sono considerati né più né meno come le pagine che installano malware. Mica male, vero?

Microsoft Live Search sembra addirittura un talebano degli standard e l’accessibilità: “Use only well-formed HTML code in your pages”. Ammazza.

C’è bisogno di altro?

  1. attenzione: con qualche scheda grafica potrebbe non funzionare. 

Aree di servizio: