Edgard Morin, la voce del net e la complessità
Edgard Morin. “Pensare per costellazioni e correlazioni di concetti”. “Articolare ciò che è collegato e collegare ciò che è disgiunto”. “Etica della comprensione planetaria”. Mamma mia, c’è di che eccitare la mente di ogni webbista. Il pensiero ipertestuale è affascinante, è vero.
Ieri sera c’è stata una dimostrazione pratica molto efficace. Contesto: un appuntamento di Meet The Media Guru con Edgard Morin, appunto. Teatro pieno, nessuna voglia di folla. Fa niente, che c’è di meglio che seguire la conferenza in streaming, magari da Second Life nel bell’auditorium dell’ambasciata virtuale dell’Estonia, realizzata dal famoso architetto di SL Scope Cleaver, “specializzato in costruzioni moderne e futuristiche, e che ha realizzato opere per Princeton University, la sede e l’auditorium dell’ambasciata estone (che verrà completato tra una settimana, e che useremo in anteprima)” – come annuncia Brain2Brain, il primo cluster digitale delle idee?
Neuroni impazziti (una volta erano gli ormoni, ma non è più di moda. Personalmente sarei per un deciso ritorno al passato in questo caso, ma è solo la mia opinione).
Il “web 2.0″ va fuori di testa, Twuitter, Facebook, chat sullo streaming, annunci sulle bacheche di tutti i “social media”…
Ma, che succede? All’ora fissata per l’evento qualcosa non va. L’audio in Second Life non si sente, si vede qualcosa a scatti ma non è certamente compresibile, una parola sì cento no.
L’auditorium estone è piuttosto affollato, ma nessuno sa bene cosa stia accadendo. Lascio Second Life per vedere lo streaming, magari la situazione migliora se lascio libera un po’ di banda.
Mi lancio nell’arena dello streaming, dotato di chat per i commenti live. Vabbè, preferivo l’ambasciata estone ma fa niente, va bene anche qui. Si vede e si sente un po’ meglio, ma a me quelli sul palco non sembrano né Morin né altri annunciati ospiti, e anche il posto non mi sembra nemmeno il teatro Dal Verme, boh.
Intanto la gente commenta, ora arriva Morin, no viene dopo, hai visto cosa ha detto… nessuno sembra accorgersi che quello che sta parlando nello streaming è Ron Dembo, e che si tratta di un evento del 2008. MMG ha lasciato sovrapposto al video l’annuncio dell’evento di Morin e tutti pensano che quello sia lo streaming di Morin… cerco di avvisare nella chat ma uno si arrabbia pure.
Torno su Second Life, in ogni caso nell’auditorium è presente in forma di avatar di un francese che ha lavorato con Morin e Latouche alla famosa “Charte des biens communs” ed è disponibile per chiacchierare in voice, interessante comunque.
Avviso le persone presenti di quello che sta succedendo. Già, il titolo del convegno è “Le sfide della complessità”, la Voix du Net…
L’ilarità arriva al suo apogeo quando spiego che l’organizzazione di Meet the Media Guru ha annunciato che lo streaming non è disponibile per problemi tecnici… “lo streaming di Morin non funziona perché causa saturazione della cella a causa dei cellulari in sala, lo streaming non è al momento operativo”.
Cioè, tutti con cellulari e periferiche di ogni tipo accesi pronti a twittare qualsiasi cosa Morin avesse detto, a pubblicare inutili messaggi sulle proprie bacheche di Facebook. Così, hanno intasato la cella cellulare che l’organizzazione pensava di usare per lo streaming.
Cioè, pensavano di lanciare lo streaming da un cellulare… siamo al delirio. La Voix du Net, già.
Il francese ride come un pazzo… farfuglia qualcosa sul caos e l’Italia, chiudo baracca un po’ incazzato un po’ ridendo. Vabbè, mi guarderò il convegno domani in streaming on demand, come dice il sito.
Stamattina lo streaming on demand non è disponibile (ovviamente, come facevano a registrare qualcosa se il cellulare deputato allo streaming non poteva funzionare?).
Rettifico: ora, ore 19:56, lo streaming esiste!
Sono andato a bere il caffè e due operai mi hanno chiesto di cambiare lato della strada perché fumavo e loro stavano aprendo le tubature del metano, senza chiudere il rubinetto… Ho visto un manifesto che annuncia una rassegna della microeditoria a Chiari, un paese qui vicino. Ospiti Margherita Hack, Rizzo, Messori, Davide Van De Sfroos e… Solange. Forse farà previsioni sull’editoria elettronica.
La ragazza del bar ha un sorriso e un seno confortanti. Due occhi grandi. È vera, ne sono certo.
E dire che penso di essere strano io.
Fa niente, Morin lo vedrò a febbraio da Pondicherry. Una mia amica abita a Auroville, e le riprese le farà lei, con una telecamera vera e vere attrezzature. Non è un bene comune, ma pazienza (questa è una citazione). L’arte per la coscienza, già. Ma non in Italia, siamo più interessati a trans e prostitute, a scrivere qualcosa su Twitter, FF o Facebook. Il medium come prova dell’esistenza in vita, il contenuto chi se ne frega. Che tristezza.
“Une plateforme dédiée à la reliance des expressions créatives favorisant, le développement de la personne humaine, à la fois psychologique, créatif, éthique et social, sera prochainement en ligne (janvier 2010) sur ce site lavoixdunet.org”>.
Già, speriamo di avere la linea, almeno. Altro che Orione.
Editoria aperta
È innegabile che il mondo dell’editoria stia subendo una trasformazione radicale, sia tecnologica sia nei contenuti.
Le spinte verso le edizioni elettroniche sono molteplici e tutte di grande portata, gli strumenti disponibili sia per chi crea le edizioni sia per chi ne fruisce sono sempre più potenti. Quando non si sa, le opposizioni alla trasformazione sono potenti e non mi interessa fare il mago. Per me, è inevitabile che l’editoria si trasformi da industria culturale a industria dei contenuti.
Non mi interessa nemmeno stabilire se questo nuovo prodotto sarà liquido, fluido o gassoso o di globalizzazione dell’informazione e cose così. Però, sono sicuro che dovrebbe avere determinate caratteristiche, come tante volte già detto su questo blog.
Queste caratteristiche sono quelle che permettono di realizzare un prodotto editoriale accessibile a tutti, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata per fruire dei contenuti proposti.
Non si tratta di un processo semplice ed è necessario considerare molti aspetti, dal layout alla distribuzione, che modificano e trasformano il tradizionale flusso di lavoro delle redazioni.
Per questo motivo ho riunito una serie di tutorial e materiale informativo in un nuovo sito, Editoria Aperta, che pian piano sta crescendo e crescerà. Buongiorno quindi a Editoria Aperta, nella speranza che possa essere di aiuto in questo percorso complesso ma entusiasmante.
Wordpress e Dreamweaver
Non è sempre facilissimo lavorare sui temi di Wordpress e riuscire ad avere una vista di insieme poiché le pagine sono costruite dinamicamente a partire dagli elementi fondamentali come l’header, index, le barre laterali e così via. Inoltre, i temi sono quasi sempre in inglese e bisogna tradurre le stringhe.
La Vista dal Vivo di DW non ce la fa a gestire l’intrico degli include, e per riuscire a caricare tutti gli elementi contemporaneamente bisogna ricorrere ad alcune estensioni per Dreamweaver, come Themedreamer o WpBuilder, che permettono di simulare anche in locale le pagine complete.
L’uso di Themedreamer è molto semplice e permette di lavorare in locale. Nei vari componenti della pagina vengono posizionati dei contenuti finti, e l’interfaccia di Dreamweaver si adatta alla posizione del cursore nel codice.
Se il cursore è posizionato in un elemento HTML, si avrà la seguente vista, con la barra Proprietà che permette di lavorare sui tag:

Mentre un clic su un elemento del tema provocherà la visualizzazione di tutti gli include nella barra Proprietà, in questo modo:

Sono ovviamente disponibili tutti gli strumenti di Dreamweaver, il pannello CSS e così via.
Il design è un mezzo per raggiungere un fine

Si fa del design per uno scopo: di solito, si progetta un letto pensando di dormirci. Si progetta un orologio per conoscere l’orario. Il risultato di queste attività (il fine) dipende dal design di questi strumenti (i mezzi).
In presenza di un buon design lo strumento risponde così precisamente al fine che diventa parte dell’attività.
Invece di usare un letto, ci si dorme. Invece di usare un orologio, si guarda l’orario.
Si realizzano siti Web per molte ragioni, ma una prevale su tutte le altre: si realizzano siti Web che le persone possano usare. Questi siti verranno guardati, cercati, ascoltati, scartati, letti, stampati, qualcuno farà dei clic, scriverà nei campi dei moduli e verranno utilizzati da persone differenti che utilizzano periferiche di accesso diverse.
Se il risultato di un design è che qualcuno non può caricare una pagina o attivare un link, leggere un paragrafo o interpretare un’immagine, il design non è più un mezzo per raggiungere un fine, il design diventa un impedimento.
Editoria scolastica accessibile, indietro tutta!
Con il Piano e‐Gov2012 (obiettivo Scuola) ed il protocollo di intesa del 30 ottobre 2008 tra il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazioneed il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, hanno avviato una serie di interventi coordinati per l’innovazione digitale della scuola…
Così inizia il documento relativo alla conferenza stampa odierna riguardo il Piano e-gov 2012 – Obbiettivo scuola.
Lavagne digitali, card per gli studenti in versione classica ed avanzata (sic), non ci posso credere, pure le Cl@ssi 2.0…
Tempo fa avevo raccontato una storia riguardo il bando di concorso per accedere al Marketplace di Innovascuola, di un capitolato tecnico che richiedeva:
2.3. Accessibilità
I CDD forniti per la pubblicazione dovranno essere conformi a quanto previsto dalla legislazione corrente in tema di accessibilità ed usabilità di contenuti digitali e, in particolare,
alla Legge Stanca (Legge 9 gennaio 2004, n. 4 – “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”) relativa all’accesso dei soggetti diversamente abili e alle indicazioni riportate nel DM 30 aprile 2008 recante le “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili”.
Che bei tempi…
Niente, sparito tutto. Il bando è stato revocato, nella conferenza stampa non si parla nemmeno lontanamente di accessibilità e sulla home page di Innovascuola campeggia il logo di Federico Motta Editore, presidente dell’AIE.
Bravi, complimenti. Ieri ho anche saputo che Unione Ciechi, Biblioteca di Monza e AIE stanno scrivendo un nuovo accordo. Già, immagino.