Libri digitali accessibili: ma cosa sono?

30 Novembre 2008

Per una serie di contrattempi il video che ho realizzato per il laboratorio “Libri digitali” di Handimatica 2008 non è stato presentato. Sono molto contrariato, non lo nego, anche perché fra i motivi di questa scelta dell’organizzazione il coordinatore del laboratorio mi ha scritto: “Noi attendevamo la sua presenza al laboratorio” e “Infatti la presenza fisica del relatore è indispensabile per la sessione di domande”. Questo nonostante nel programma dell’intervento ci fosse scritto fin dall’inizio “Tutti ne parlano e nessuno la fa (contributo videoregistrato), Livio Mondini - Esperto di editoria e di accessibilità”. Ne è seguito uno scambio di email analogo a quello occorso nel caso “Webagencies le tragicomiche”, che anche in questo caso eviterò di riportare.

Ma li trovo tutti io?

Sarò malizioso, ma secondo me il video lo hanno visto e dopo averlo fatto hanno deciso che era meglio non mostrarlo. Ancora oggi accessibilità è sinonimo di assistenzialismo, non si tende all’autonomia dell’utente ma a gestirlo, a creare dipendenza. Venghi, venghi signor disabile, che ci penso io a lei. Più disabili, più fatturato. Vergogna. Nel filmato invece viene negata la necessità di questo atteggiamento pietistico e l’inutilità fondamentale di quelle associazioni che lucrano sulla creazione di “libri accessibili”, termine all’interno del quale viene collocato di tutto, duplicati all’inverosimile e di qualità del tutto aleatoria. Non so se lo sapete, ma sono milioni di euro a carico del contribuente. Inoltre, dimostro praticamente l’infondatezza totale di alcune leggende metropolitane come “un file txt è accessibile”, “gli editori hanno già il file digitale pronto da usare”, “il futuro è il txt”, e via con amenità varie. Troppo scomodo per qualcuno.

In ogni caso, può benissimo essere che invece non siano riusciti davvero, come sostengono fra le altre cose, a scaricare il file. Non so se è preferibile questa ipotesi o la precedente: possibile che in una manifestazione che si presenta come “Mostra Convegno Nazionale - Tecnologie per la qualità della vita” non ci sia qualcuno in grado di scaricare un file o di fare una telefonata e dirmi guarda che non riesco, che devo fare? Mah. Peccato che fra i presenti al laboratorio ci fossero almeno un paio di persone che il file l’avevano già scaricato (e visto) dallo stesso link. Ri-mah.

Gli argomenti trattati erano secondo me interessanti. Invece che i soliti discorsi e bla bla, una dimostrazione pratica eseguita con Word, Quark XPress e Acrobat su come funziona l’accessibilità nei file XHTML, doc, PDF mostrando cosa accade nelle API MSAA quando nel documento vengono incluse o meno determinate caratteristiche, prima fra tutte la struttura.

Che cosa rende accessibile un libro digitale? Non è il formato, sono le sue caratteristiche. Un file txt è quanto di più lontano possa esistere da un libro digitale accessibile, così come non è un libro digitale accessibile un libro parlato. Inutile parlare di PDF, ODF, XHTML, XML se il file non è fatto in un certo modo. Il formato di distribuzione che hai scelto permette di rispettare le caratteristiche necessarie? Ok, è quello giusto.

Se qualcuno fosse interessato a capire come, perché e quando un libro digitale può essere definito accessibile, è possibile scaricare lo zip dell’intervento video (è grosso 115 mega e dura circa mezz’ora, gentilmente ospitato da Diego La Monica). Dopo aver decompresso lo zip, nella cartella sarà disponibile il file HTML che lancia il filmato (Libri digitali accessibili.html), oppure è possibile visualizzarlo nel Flash Player facendo doppio clic su “libri digitali accessibili.exe”.

È necessario un monitor a risoluzione almeno 1024x768, perché ho catturato l’interfaccia dei programmi utilizzati e l’area necessaria è ovviamente ampia, ulteriori compressioni causano un decadimento inaccettabile della qualità video del filmato. Ho notato che l’audio, estremamente compresso per contenere le dimensioni, ogni tanto mi fa la voce da Paperino. Abbiate pazienza, l’importante è che si capisca.

Moduli in PDF salvabili e compilabili offline

20 Novembre 2008

La tematica della modulistica in PDF è importante, e ancora di più se si progettano e realizzano moduli PDF accessibili. Per ottenere questo risultato è necessario disporre, come al solito, di Acrobat Pro. Dopo l’installazione del programma sarà disponibile LiveCycle, un programma che permette di realizzare modulistica PDF in modo piuttosto semplice e che prevede fra i suoi strumenti un pannello Accessibilità che permette di definire le caratteristiche di accessibilità di tutti gli elementi del modulo.

Il modulo può essere realizzato in diversi modi: partendo da modelli predefiniti, da file Word, da zero. In ogni caso, quello che otterremo è un documento che contiene gli elementi tipici di un modulo, come elenchi a discesa, caselle di controllo, pulsanti di opzione, campi, e così via.

Gli oggetti predefiniti sono molti, e per utilizzarli basta trascinare l’elemento desiderato dalla palette Libreria al foglio. Per esempio, nella figura successiva si vede un campo di testo completo di didascalia inserito nella pagina.

L'interfaccia di LiveCycle

Per ciascun elemento, nell’area destra dell’interfaccia sono visibili tre pannelli: Oggetto, Layout e Accessibilità.

Il primo pannello permette di definire diverse caratteristiche dell’elemento fra cui la fondamentale Didascalia (un po’ come se fosse il <label for...> di HTML). Il secondo permette di definire la posizione dell’elemento e della didascalia rispetto allo stesso, l’ultimo pannello è autoesplicativo.

Da notare anche l’area sinistra dell’interfaccia: il pannello Gerarchia mostra il tree del documento XML che delinea il modulo (per visualizzare il codice XML, basta selezionare Visualizza > Sorgente XML. Le modifiche effettuate nel codice si riflettono nella vista grafica. A buon intenditor…), ed è utilissimo per verificare l’ordine di lettura degli elementi: clic su una voce del tree, e il corrispondente elemento appare selezionato nel foglio. È ovvio che gli elementi devono comparire nel tree secondo il corretto flusso, e non è così automatico che questo accada. Se notate incongruenze, basta trascinare e rilasciare l’elemento fuori posto nel tree.

Al momento del salvataggio del file verificate che sia attiva la casella di controllo Genera informazioni di accesso facilitato (tag) per Acrobat, ed ecco pronto il modulo.

Sì, però il file così distribuito non è compilabile e modificabile offline, eventuali modifiche degli inserimenti vanno perse anche facendo un Salva e l’unica opzione sembrerebbe essere compilare, stampare e spedire via fax o disporre di sofisticati server con estensioni mirabolanti.

No dai, nell’era del Web 5.0 sarebbe una prestazione davvero scarsa.

Come risolvere? È facilissimo. Basta aprire il modulo in Acrobat Pro e selezionare Avanzate > Abilita diritti di utilizzo in Acrobat Reader. Salvate, fatto. Il modulo potrà essere salvato in locale, compilato e modificato quante volte si desidera.

Quando il modulo è completo lo si potrà firmare elettronicamente e inviare come allegato per e-mail completo in ogni sua parte.

Standardista? Partecipa al Blue Beanie Day 2008!

19 Novembre 2008

Vuoi dare uno sgrullone all’apatia verso i Web Standards? Partecipa al Blue Beanie Day 2008, “2nd Annual Blue Beanie Day to Promote Web Standards”.

È facile: per il 28 novembre,

  1. procurati una berretta blu;
  2. fatti una foto con la berretta o quel che hai trovato in testa;
  3. pubblica la foto, o le foto, su Facebook, Flickr, Twitter e tutti i social network che usi. Ricordati di impostare la foto come predefinita nel tuo profilo Facebook.

Jeffrey Zeldman con la berretta blu

Blue Beanie Day 2008

Libri digitali accessibili a Handimatica: tutti ne parlano, nessuno li fa

16 Novembre 2008

Fra i vari interventi di Handimatica 2008, esistono degli spazi chiamati Laboratori fra cui uno dedicato ai libri digitali accessibili. Non riuscirò ad essere presente di persona e allora mi sono inventato un intervento video, cosa che non ho mai fatto e per questo stimolante.

Chissa se riesco a presentare del materiale abbastanza interessante, se ce la faccio aprirò un Youtube Channel per Biroblu, sarebbe una bella cosa riuscire a prendere confidenza con questi strumenti e proporre del materiale pratico su cui discutere. È un argomento stimolante, nuovo, che richiede professionalità che ancora non esistono.

Anche io non posso essere “un esperto”, ma almeno ci ho provato e quindi possiedo un’esperienza da condividere.

Gli interventi previsti nel laboratorio mi sembrano tutti interessanti, anche se il programma è ancora in via di definizione:

AGENDA

Coordinatore: Marzio Bossi - Centro Internazionale del Libro Parlato “A.Sernagiotto” di Feltre

Interventi:

  • Tutti ne parlano e nessuno li fa” ,
    Livio Mondini - Esperto di editoria e di accessibilità (contributo video)
  • Libri digitali: le attività dell’Istituto Cavazza“,
    Ferdinando Torrente - Istituto dei Ciechi F. Cavazza - Bologna
  • Accessibilità dei pdf aperti“,
    Maria Grazia Pancaldi - Associazione Italiana Dislessia
  • L’audiolibro può diventare una opportunità di imprenditorialità anche in Italia?“,
    Mauro Lenzi - Bronteion Audiolibri
  • Progetti e proposte dell’Associazione Italiana Editori“,
    Cristina Mussinelli - consulente Associazione Italiana Editori per l’editoria digitale
  • I libri parlati per l’uso di persone che non sono in grado di leggere autonomamente. Attualità e prospettive“,
    Marzio Bossi - Centro Internazionale del Libro Parlato “A.Sernagiotto” di Feltre
  • Dalla Legge Stanca ai progetti per l’editoria accessibile“,
    Antonio Devanna - Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione

La mia intenzione è di cercare di definire alcuni “paletti” e almeno la terminologia, poiché ancora oggi è comune pensare che un libro digitale accessibile sia un file .txt, o che un audiolibro sia “un libro digitale accessibile”. Non è vero. Un txt è quanto di più lontano si possa immaginare dall’accessibilità, così come uno screen reader è soltanto un software, non un arbitro dell’accessibilità.

Attenzione: i laboratori sono a numero chiuso ed è necessaria l’iscrizione.

Peccato non poter essere là di persona ma soltanto in forma di avatar, mi sarebbe piaciuto poterci mandare il mio alter ego in Second Life, il gatto Livio. Ma non si può, pazienza, sarà per la prossima volta.

Il gatto Livio e Viola con la Harley Davidson

Quanto valgono le pagine realizzate secondo gli standard W3C per Google?

9 Novembre 2008

Domanda difficilissima, ovviamente nessuno lo sa1. C’è chi dice sì, chi dice no, chi forse. Resta il fatto che tutti i motori di ricerca nelle proprie linee guida richiedono codice well-formed2 , ma non si sa bene quanto “pesa” questa caratteristica nella determinazione del posizionamento. Come già detto, non sono un esperto di SEO, quindi vado un po’ a naso. Però, se tanto mi dà tanto, mi sembra evidente che una pagina ben costruita e valida sia più facilmente interpretabile da un crawler: struttura chiara, codice ben delineato = minori risorse necessarie a decifrare un intrico di markup per identificare i contenuti, maggiore precisione dei risultati, velocità senza dubbio più elevata, per dire le prime cose che mi vengono in mente. È quasi banale che sia così, dal mio punto di vista.

Comunque, è interessante l’esperimento svolto da HOBO. Creato un set di pagine con uguali caratteristiche, ma diverse nel codice (1 Valid Html + CSS, 1 Valid HTML + Invalid CSS, 1 Invalid HTML + Valid CSS, 1 Invalid HTML + Invalid CSS) dal test (meno male, una volta tanto non chiacchiere ma fatti) risulta chiaramente che la pagina che si posiziona per prima è quella con HTML e CSS validi.

It just happens that Google seems to prefer the page with valid code as laid down by the W3C (World Wide Web Consortium).

E, cosa che mi sembra assolutamente rilevante,:

this might be the difference in whether or not you rank higher in Google serps than your competitors.

Dello stesso parere è SeoKin, che titola: “If Content Is Google’s King – Then Valid Code Must Be Its Prince!, riportando una citazione addirittura di Matt Cutts di Google tirato un po’ per la manica della giacchetta su questo argomento, che diplomaticamente afferma:

“Personally, I do think creating clean code that validates and works on many different browsers will be an important skill for webmasters and web designers.”

E adesso? Parlo della sola validazione perché sul peso della semantica dei tag non c’è alcun dubbio, visto lo sbattimento che si danno i SEO sugli elementi <h>, attributi alt e title, <a> e così via. Se tutte quelle keyword così sudate le metti nel posto sbagliato non funzionano, vero? Chissa come mai ci sono quelle strane relazioni fra i contenuti, e qualcuna funziona meglio e altre peggio.

Come dice Ben Buchanan,

Basically, semantics give structure to a document in a way that computers can understand. In this case, the best thing for humans is the best thing for machines too.

Tag soup or semantically-void pages—even the ones that validate—don’t have this structure. <font> tags have no semantic meaning, nor do layout tables (no heading cells) or even <div> and <span> tags (no matter how you style them). Only the real thing will do.

Stiamo parlando di cose che dovrebbero essere alla base delle conoscenze di chiunque faccia Web-qualcosa, il minimo dei minimi e non di strepitose performance “gurali”.
Vuoi vedere che realizzare delle pagine come si deve e standard porta anche a migliori posizionamenti? Sarà un caso che Google nel suo tutorial video intitolato “Crawling and Indexing” mette nella prima slide, nella prima riga, secondo 00.00 la frase “Understanding Accessibility”? “Ma che cosa balzana, pensavo che fosse il contenuto l’importante”, dice il SEO. Certo che lo è, ma come fa un povero disgraziato di crawler a capire quali sono le relazioni fra gli elementi della pagina, che quello è un titolo, per esempio, che quest’altro è del testo, questa una tabella se non glielo dici esplicitamente con i tag HTML, e ben scritti?
“Ma dai, ma smettila, vorresti dire che quegli strani concetti di quei dementi degli standard funziona anche con gli spider? Robe da matti, stai dicendo che delle pagine fatte bene funzionano meglio di pagine fatte male? Devi essere un pazzo”. Dice il SEO guru.

Io rispondo cambiando un po’ la domanda iniziale: ma per voi, quanto vale riuscire a salire nei risultati della ricerca e superare quel delinquente del vostro concorrente?

Avete pensato che invece di spendere tutti quei soldi in SEO tecniche forse bastava cambiare webmaster o agenzia e prenderne uno che capisse di standard e accessibilità? Compreso nel prezzo un sito di migliore qualità per tutti, utenti e motori di ricerca.

DOPO, eventualmente, mi dedico al SEO. Che senso ha spendere soldi su un sito mal fatto sperando di rattopparlo con le tecniche SEO? Non è preferibile prima fare bene il sito e poi dedicarsi al tweaking?

  1. Gli algoritmi dei motori di ricerca sono ovviamente piuttosto segreti, ed è impossibile sapere che peso abbiano gli elementi presi in considerazione per calcolare il posizionamento. Però, è facile farsi un’idea dell’appetibilità da parte dei motori di ricerca del proprio sito utilizzando strumenti online come Web Site Grader. Basta inserire l’URL della pagina che si vuole analizzare per ottenere un report piuttosto dettagliato. 
  2. Per verificare la correttezza formale del codice delle proprie pagine, basta usare il W3C Validator, inserendo nella casella di testo Address l’URL della pagina che desiderate controllare. 

Aree di servizio: