Il soldatino di piombo

La conoscete quella del Soldatino di piombo di tal Hans Christian Andersen? Proprio lui, quello della Sirenetta o La piccola fiammiferaia.
Andersen era uno “strano” personaggio, certamente un diverso. Probabilmente dislessico, rifiutato ed emarginato anche a causa delle sue inclinazioni sessuali (vedi “Il brutto anatroccolo”).
È interessante leggere allora, conoscendo un po’ di più l’autore, questa favola.
Sì, ma che c’entra, direte voi. C’entra.
Il soldatino di piombo si innamora della bella ballerina a causa della sua postura, con una gamba sollevata in un passo di danza.
Egli credeva che avesse una sola gamba come lui e questa supposta infermità rinforzava il suo amore appena nato.
Il soldatino aveva un forte handicap, e il pensare che l’oggetto del suo amore subisse la stessa menomazione rinforza il suo amore. Diventa questa la sua certezza. “Mi riconosco”.
Questa proiezione non è un po’ quella che accade, forse, a tante persone che non capiscono l’accessibilità del Web? Non vogliono risolvere il problema, perché se così fosse perderebbero qualcuno che, a loro sentire, amano… oppure si tratta di gnomi, o entrambe le cose. Non lo sapremo mai. E qui si apre un irrisolvibile dibattito: cosa significa “amare”?
Rispetto e aiuto verso l’emancipazione dall’handicap, fosse anche soltanto con un sito, o gestione del potere? Non è necessario arrivare al rogo finale, basterebbe un minimo di attenzione e sensibilità, oltre a una tutto sommato modesta perizia tecnica.
Credo tu abbia colto nel segno. Quando critico il pietismo cattolico e l’odioso atteggiamento filantropico, lo faccio proprio perchè la maggior parte delle relazioni d’aiuto istituzionalizzate servono proprio a mantenere ben definite le differenze, oltre a gratificare l’ego di questa pletora di salvatori del corpo e dell’anima altrui.
E allora, per esempio, si santifica il prete che salva la ragazzina dalla strada, ma non si prevedono politiche e azioni serie per cambiare la situazione che ha portato la ragazzina per strada. Si può dire che l’aguzzino e il salvatore siano due facce della stessa medaglia, l’uno serve all’altro per poter esistere e proliferare entrambi.
Nel campo della disabilità è un po’ la stessa cosa. Una persona autonoma fa paura, e gli interessi economici ci sono anche li. Ma non è necessario arrivare fino alla disabilità. Da quando i mezzi di comunicazione di massa lo hanno consentito, il lento assassinio della consapevolezza e dell’autonomia personale è proseguito senza sosta fino ai livelli incredibili dei giorni nostri.
Post rappresentativo, mi ha aperto il cuore. Chi non si accosta all’accessibilità o chi vuole ignorarla dovrebbe leggerlo.
Già Marco, ma sul Web c’è un risvolto inquietante per queste persone: chi è “l’handicappato”? Perché la proiezione non si sa bene in quale senso vada :-)
Grazie Lauryn.
L’altro risvolto inquietante della questione è: quanti soldi vengono buttati attraverso la gestione del potere, si tratti pure di un sito web? Come si può vedere dall’ultimo Zeldman, problema neanche limitato al Bel Paese.
Hai ragione Paolo. La gestione del potere è anche potere economico, finanziamenti, fondi, tutto in nome del “ti salvo io il disabile”. Così, abbiamo siti di pessima qualità, editoria elettronica inesistente e un vero e proprio indotto industriale.
Mi è capitato di recente un fatto significativo: una grossa associazione che rappresenta (?) determinate categorie di disabili fa una piccola rivista cartacea.
Vorrebbe affiancare una versione elettronica accessibile (finalmente, verrebbe da dire. Vuoi vedere che l’hanno capita anche loro?). Ebbene, la più grossa difficoltà è fargli capire che se non progettano la rivista cartacea con l’accessibilità in mente, derivarne le versioni elettroniche è più complesso, poiché bisogna agire a posteriori. Però, non tutti sono d’accordo: e poi, se non c’è bisogno di ulteriori lavorazioni, ci perdono in tanti… Quindi teniamo quelle inutili tre colonne strette e scomode da leggere PER TUTTI, con tutte quelle immagini scontornate che non servono a nulla ma fanno tanto cool. E poi bisogna vedere se l’ufficio stampa è d’accordo, e l’immagine dove va a finire? L’immagine…
E intanto nessuno si accorge o pensa che la tanto acclamata “Amministrazione Digitale” non può avvenire, se siti e documenti non saranno accessibili. Meglio, così ognuno avrà ancora il suo spazietto di manovra dove raccattare soldi per “riparare” quello che poteva e doveva essere fatto fin dall’inizio.
Chi paga? Noi, ovvio. Anche questi ladri di polli, e due/tre volte.
[…] articolo di Livio ci fa riflettere su quanto sia importante produrre, nel nostro caso, dei siti accessibili a tutti. […]
[…] Il soldatino di piombo […]