Lavorare con i microformats

come funzionano i microformats

Sicuramente avete sentito parlare dei “microformats“.

I microformats si basano su questi principi:

  • devono risolvere un problema specifico
  • devono fornire una base di partenza la più semplice possibile
  • devono essere progettati in primo luogo per gli umani, poi per le macchine
  • si basano sul riutilizzo di elementi provenienti da standard largamente riconosciuti
  • devono permettere modularità / incorporabilità
  • permettono e incoraggiano uno sviluppo  decentralizzato

Lo scopo è permettere una descrizione semantica più precisa di quella possibile, per esempio, con gli elementi di XHTML.  Un semplice esempio da hCard, un microformat dedicato alla rappresentazione dell’identità di persone, aziende, organizzazioni e luoghi basato sulla specifica vCard (rfc-2426) ma in XHTML (molto grossolanamente…).

La mia descrizione in HCard potrebbe essere una cosa del genere:

<div id="hcard-Livio-Mondini" class="vcard">
<span class="fn">Livio Mondini</span>
<div class="org">Biroblu</div>
<a class="email" href="mailto:livio.mondini@gmail.com">livio.mondini@gmail.com</a>
<div class="adr">
<div class="street-address">Tal dei Tali</div>
<span class="locality">Venusia</span>
<span class="region">Cratere 12</span>
<span class="postal-code">12345</span>
<span class="country-name">Marte</span>
</div>
<div class="tel">12345678</div>

E così via utilizzando gli elementi previsti dal microformat. Essendo il microformat basato su classi e id, è facile definirne gli aspetti grafici con CSS. Oppure, quante volte avreste voluto poter descrivere con maggiore precisione le vostre liste. Ecco XOXO. I microformats sono open standards, piccoli frammenti di HTML che permettono di pubblicare informazioni ad alta fedeltà su Web riguardo a persone, eventi, tag e così via.

Per esempio, su questo blog sto utilizzando MicroID, Small Decentralized Verifiable Identity. Il mio MicroID è c4354074e329a7a618f64bacb5262f111e2b2f22, valore calcolato in base ad email e nome del sito. Una specie di firma dei miei contenuti.

Ora la parte più interessante: ma come li uso questi microformats?

Per alcune specifiche sono disponibili delle applicazioni che permettono di creare il codice online, per esempio HCalendar CreatorHCard Creator o XFN Creator.

Alcuni esimi volenterosi hanno creato plugin per WordPress, ne trovate un elenco alla pagina  “Using Microformats in WordPress” di BlogHelper.

Inoltre, la Dreamweaver Task Force del Web Standards Project ha creato una extension per Dreamweaver che permette di inserire nella pagina con estrema facilità microformats come hCalendar, hCard, rel-license, rel-tag e xfn. Che dire, bravi! Funziona anche con Dreamweaver CS4.

Microformats in Dreamweaver

Microformats in Dreamweaver

Mica finita qui… ovviamente i browser possono elaborare il markup, e per mezzo dei microformats diventare dei veri e propri broker di informazioni.

Per esempio, provate l’addon per Firefox Operator su siti come Ma.gnolia.

Oppure, se usate WordPress, consiglio una visita alla pagina dedicata ai plugin per WordPress del Wiki Microformats e la lettura dell’articolo “Microformats and WordPress Themes“.

Poi non ditemi che non vi è venuta voglia di modificare il vostro tema per aggiungere i microformats.
:-)

3 gennaio 2009
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8 Responses to “Lavorare con i microformats”

  1. Engelium on gennaio 3, 2009 16:11

    Ottimo articolo

    E’ da parecchio che ho intenzione di documentarmi meglio sui microformati … anche se in realtà, almeno per il momento, non riesco a trovare sbocchi pratici…

  2. Paolo Sordi on gennaio 3, 2009 22:53

    Non solo: si possono progettare motori di ricerca che vadano a individuare particolari classi e id, fornendo dunque indizi semantici ancora più pregni di significato dei soli tag (X)HTML. Technorati per esempio lo sta sperimentando per eventi, contatti e recensioni.

  3. Maurizio on gennaio 7, 2009 13:15

    Belli i microformats!

    Mi sono documentato in rete e leggendo il libro di John Allsopp.

    Usarli non è complesso e qundi perchè scrivere cattivo codice se scriverne di buono non è difficile?

    La domanda però è: costituiscono realmente un buon approccio?

    A me sembra di si … però.

  4. Livio on gennaio 7, 2009 14:08

    Se ti devo dire quello che davvero penso, l’articolo di Molly è davvero molto ma molto discutibile… se a qualcuno manca l’ironia, è proprio lei :-)

  5. maurizio on gennaio 7, 2009 17:10

    …del tipo abbiamo due ipotesi:

    1) ho ragione io
    2) hai torto tu

    …banale ma credo renda lo spirito di quel post

  6. Laura on gennaio 13, 2009 11:54

    anche io non riesco a vedere sbocchi pratici.. so che hanno un grande potenziale ma personalmente non l’ho ancora scoperto!

  7. Livio on gennaio 14, 2009 13:13

    Bò, possibile che non vi sia mai capitato, per esempio, di voler marcare correttamente un indirizzo, giusto per dire la prima che mi viene in mente?

  8. Maurizio on gennaio 15, 2009 15:06

    …certo Livio
    ne guadagna la semantica della pagina.

    I microformats vanno inseriti in pagine il cui codice, oltre che essere valido, deve essere concepito avendo bene in mente il significato di ogni tag, ogni id ed ogni classe.

    Non è banale questo… io stesso riguardando miei progetti di non moltissimo tempo fa trovo div etichettati con classi che ho chiamato TreColonne o DueColonne invece che con il un nome che ne identifichi e riassuma il contenuto.

    Usare i microformats serve ad avvicinarsi a quella pagina ideale dove ogni div non è utile all’impaginazione ma è un involucro di contenuti omogenei, i titoli sono titoli, le liste liste, gli id e le classi hanno un significato e non servono esclusivamente ad applicare gli stili.

    In conclusione io credo che i microformats servano semplicemente a scrivere un codice migliore.

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