Reale o virtuale?

Si sente spesso parlare delle attività che si svolgono in rete come se fossero “virtuali”: una realtà virtuale contrapposta a una realtà reale, qualche volta con un sorrisino ironico sulla versione virtuale, percepita come simulata, inefficace.

reale

1 [re-à-le] agg., s.
  • 1 Che esiste o è esistito veramente, che è in atto SIN effettivo, concreto, vero: pericolo r.; non conosco le sue r. intenzioni || socialismo r., quello realizzato come sistema politico e sociale in partic. in Unione Sovietica e nei paesi dell’Est prima della crisi del 1989

virtuale

[vir-tu-à-le] agg.
  • 1 Che esiste solo in potenza; che non è o non è stato ancora posto in atto SIN potenziale, teorico: la sua libertà, dato lo stretto controllo a cui è sottoposto, è solo v.; molto probabile: il v. vincitore del campionato
  • 2 fis. Effettuabile: spostamento v.
  • 3 inform. Simulato, ricostruito al computer e che appare come se fosse reale: realtà v.
  • avv. virtualmente, in modo v., ipoteticamente

Penso che l’uso del termine “virtuale” in questo contesto sia proprio sbagliato: come diceva tempo fa Quintarelli, “dammi le coordinate del tuo home banking su Internet, tanto è virtuale…”

Tutte le attività che svolgiamo in rete sono profondamente reali. Anche le attività più particolari, per esempio volare o camminare sott’acqua in Second Life. Soltanto si svolgono in un ambiente diverso, che potremmo chiamare elettronico. Banale, no?

La contrapposizione fra virtuale e reale ricorda molto il significato ristretto imposto sulla parola “mondo” dalla chiesa, il mondo terreno contro il cielo. Un mondo reale contro un mondo virtuale. Ma è davvero così?

Trovo molto interessante il lavoro svolto da Ostrowicki [aka Sidey Myoo] Michał. Ostrowicki postula che le problematiche della sfera elettronica rappresentino una parte dell’ontologia e le denomina come “ontoelectronic“. Egli pone una distinzione tra un’immagine elettronica e un essere elettronico, indicando così che differiscono una dall’altro nel loro stato esistenziale, e quindi nega qualsiasi metafisica equivalenza tra i due. Questa netta distinzione tra un’immagine elettronica e un essere elettronico è postulata come fondamentale per le problematiche della metafisica della sfera dell’essere elettronico.

Sidey Myoo ha scritto un interessante documento su Second Life, 10 Truths about the Electronic World.

Mi sembra interessante riportarlo, il condividerlo potrebbe chiarire le idee a molti.

  1. The Electronic World is an alternative reality in relation to the physical world.
  2. The Electronic World is a human world, capable of accommodating human dimensions: emotions, feelings, and spiritual values.
  3. The Electronic World is a reality accepting the transfer of all kinds of human life activity, it is a source of self-creation and autonomous creation, personal investigation and expression.
  4. The Electronic World is a source of new possibilities, different from those existing in the physical world.
  5. The Electronic World can provide the area and objectives of existential choices and human decisions concerning the reality in which persons want to experience their lives.
  6. The Electronic World is immaterial and develops a space different from physical world.
  7. The Electronic World expands its capacities in line with technological advances.
  8. The Electronic World develops faster than the physical world, influencing the evolution of human being.
  9. The Electronic World is not a simulation and there is no space for simulation in it.
  10. The Electronic World is reality, the game occurs in the physical world.

Sidey Myoo

Sì, mi sento cittadino del mondo elettronico, per niente virtuale.

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